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TOXIC

Nato nel 1965 nel Bronx, New York, Torrick Ablack, noto come TOXIC, emerse come una figura significativa nel movimento dei graffiti degli anni ’80. Il Bronx, un crogiolo di culture e culla dell’hip-hop, offriva lo sfondo perfetto per lo sviluppo artistico dei TOXIC. Le sue prime influenze erano profondamente intrecciate con il movimento esplosivo dell’hip-hop, praticando DJing, breakdance e graffiti—ma fu il graffiti a diventare la sua vera passione.

A soli tredici anni, TOXIC, insieme ai suoi amici A-One e Kool Koor, iniziò a trasformare il paesaggio urbano del South Bronx in una vibrante tela di espressione. Il suo nome di appello, ‘TOXIC’, derivava dalla sua energia inesauribile sul campo da basket, dove era conosciuto come un “Toxic Battery”. Quell’energia si è presto tradotta nei suoi graffiti, segnando la sua presenza in tutta New York City.

Un momento cruciale nella carriera di TOXIC arrivò quando si unì alla crew dei Tag Master Killers (TMK), guidata dall’enigmatico Rammellzee. Introdotti da A-One, che era sia un vicino di casa che un appassionato di skateboard, i TOXIC si sono rapidamente immersi nella filosofia di Rammellzee del graffiti come linguaggio futuristico e codificato. Sotto la sua guida, la visione artistica di TOXIC si è espansa oltre i graffiti tradizionali, abbracciando astrazione, complessità e futurismo.

Nel 1982, la vita di TOXIC prese una svolta trasformativa quando incontrò Jean-Michel Basquiat al nightclub The Roxie. I due hanno instaurato un’immediata amicizia—condividendo idee artistiche, ispirazione e una visione che avrebbe elevato la carriera di TOXIC.

Basquiat, che aveva già iniziato a farsi un nome nel mondo delle gallerie, incoraggiò TOXIC a passare dal dipingere treni a quello di dipingere tele. Ha messo in dubbio la dedizione di TOXIC ai graffiti della metropolitana, chiedendo:

“Ma come si mangia con i treni?”

Questo momento segnò una svolta per i TOXIC, che iniziarono a vedere il graffiti non solo come una forma di ribellione, ma come un movimento artistico valido degno delle pareti delle gallerie e dell’attenzione dei collezionisti.

La stretta amicizia di TOXIC con Basquiat lo portò a partecipare a uno dei dipinti più iconici della storia dell’arte moderna—’Hollywood Africans’ (1983). Creata durante il loro viaggio a Los Angeles per una mostra con Larry Gagosian, questa opera rappresenta simbolicamente le esperienze razziali e culturali degli artisti neri che si muovono nel mondo dell’arte.

Nel dipinto, TOXIC, Rammellzee e Basquiat sono raffigurati come tre uomini neri a Hollywood, che affrontano gli stereotipi e le sfide che hanno affrontato. Da allora quest’opera è diventata una delle opere più famose di Basquiat, immortalando ulteriormente la presenza di TOXIC nel mondo dell’arte.

Entrare nella scena delle gallerie

TOXIC fece il suo debutto in galleria alla mostra “Post-Graffiti” alla Sidney Janis Gallery nel dicembre 1983, curata da Dolores Neumann. La mostra è stata un momento decisivo nella transizione dei graffiti dalle strade al mondo dell’arte, con artisti rinomati come:

A-One, Jean-Michel Basquiat, Futura, Keith Haring, Crash, Stordimento, Lady Pink, Rammellzee, Kenny Scharf e Tossiche.

Questa mostra consolidò il posto di TOXIC tra gli artisti più importanti del movimento, dimostrando che i graffiti era più di un atto di ribellione – era una forma d’arte degna di riconoscimento istituzionale.

Nel 1984, il lavoro di TOXIC raggiunse l’Europa attraverso “Arte di Frontiera: New York Graffiti”, una mostra a Bologna, Italia, curata da Francesca Alinovi. Questo fu un momento cruciale per il riconoscimento globale dei graffiti, poiché TOXIC e i suoi contemporanei furono presentati a collezionisti e critici europei, contribuendo a consolidare lo status del movimento nel mondo delle belle arti.

Studio 54, Madonna e la scena artistica degli anni ’80.

Oltre ai suoi contributi ai graffiti, TOXIC faceva parte della elettrizzante scena artistica newyorkese degli anni ’80, frequentando alcune delle figure più importanti della musica, del cinema e della moda.

Ricorda di aver fatto festa con Madonna nell’appartamento di Basquiat, di aver frequentato lo Studio 54 e di essersi trovato a una festa in mostra dove tra gli ospiti figuravano The Rolling Stones, Boy George e Duran Duran. Un momento divertente di quella sera fu quando A-One chiese ripetutamente a Mick Jagger il suo nome, ignaro della sua fama, suscitando risate tra chi gli stava intorno.

Questi momenti riflettono lo spirito collaborativo, senza filtri e innovativo del mondo dell’arte degli anni ’80, dove graffiti, belle arti, musica e cultura delle celebrità si intrecciavano.

Le opere di TOXIC sono ora incluse in collezioni prestigiose, come il Brooklyn Museum, che conserva la sua opera del 1984 ‘Ransom Note EEC’. Il suo stile, caratterizzato da colori audaci, movimenti fluidi e una fusione di astrazione e graffiti, continua a ispirare nuove generazioni di artisti.

I suoi contributi sono stati ulteriormente riconosciuti in importanti retrospettivi, tra cui:

“Scrivere il futuro: Basquiat e la generazione hip-hop” al Museum of Fine Arts di Boston

“La città come tela” al Museo della Città di New York

Queste mostre mettono in evidenza il ruolo di TOXIC nel plasmare i movimenti hip-hop e graffiti, dimostrando che questa forma d’arte non è stata solo una tendenza passeggera, ma un catalizzatore per il cambiamento nell’arte contemporanea.

“Writing the Future: Basquiat and the Hip-Hop Generation” dimostra come la sovversione di un linguaggio radicalmente sconvolto, sia visivo che verbale, abbia spinto questi artisti, permettendo loro di assicurarsi una posizione significativa ed esercitare un’influenza decisiva sulle scene artistiche e musicali.

Woodbury House agisce con orgoglio come partner esclusivo per le opere TOXIC, rafforzando ulteriormente il nostro elenco di pionieri storici di strada e graffiti.

Nel 2024, Woodbury House ha presentato la prima mostra personale di TOXIC nel Regno Unito, ‘All Imperfections Included’, nella nostra galleria di punta Mayfair. Questa mostra ha mostrato una serie di opere che attraversano la sua carriera, mettendo in evidenza la sua fusione unica di espressionismo astratto e graffiti.

Opere

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