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Arturarte contemporanea

Presentiamo le Opere di Francesco Stefanini

 

Allestimenti delle opere

Francesco Stefanini

Paesaggi di campagna, paesaggi urbani, boschi soleggiati, il trionfo della natura sono le componenti prime del lavoro di questo maturo e consapevole artista. Stefanini è un pittore nel senso più puro del termine. Non esistono contaminazioni, non esistono interferenze né di materia né di tecnica nella sua opera. Tutto procede nel senso più accademico ed ortodosso del termine: dipingere. Ma come dipinge questo artista? Egli dipinge come chi lo fa da sempre e lo fa come bisogno esistenziale alla pari del bere, del mangiare, del respirare. Sono tanti gli indirizzi intrapresi da giovane, così come tanti sono i viaggi che hanno contribuito alla sua formazione. Ho conosciuto il pittore di persona durante una mostra collettiva: L’elogio del pastello, e l’incontro con i suoi lavori mi hanno conquistata istantaneamente e per sempre. I paesaggi dunque i soggetti dei suoi quadri, non però la descrizione puntuale e fotografica di uno scorcio, ma la luce che investe e avvolge tutto. Confrontando il tema della luce nella storia dell’arte possiamo riconoscere quanto sia stata indagata e sviluppata nel corso dei secoli, Stefanini è andato oltre perché non l’ ha solo studiata ed introdotta come accessoria agli altri elementi dell’opera ma l’ ha dipinta come unica protagonista. Il colore della luce è tutti i colori dell’arcobaleno, la luce si veste e traveste del colore di ciò che tocca, come un camaleonte si mimetizza e confonde, fa capolino improvvisa oppure si nasconde in attesa di essere scoperta. Attraverso queste tele scopriamo il bosco del Montello dove l’artista vive e lavora, conosciamo l’atmosfera di questi luoghi, i suoi colori al mutare delle stagioni e dell’ora del giorno, li vediamo di notte con la luna ed in pieno giorno con il sole a picco o con la pioggia battente, ne cogliamo il clima, l’umidità, l’odore, il profumo dei suoi frutti, il rumore dei tanti esseri che li popolano. Mi viene in mente il racconto della vita dello scultore ucraino Archipenko che si dice scolpisse i vuoti, l’assenza di materia tra elementi che si incontrano, come il disegno descritto dal vuoto che si ottiene accostando due vasi, e penso che Stefanini è questo che riesce a fare con la sua pittura: colmare il vuoto impalpabile che c’è tra gli elementi, gli spazi minimi o infiniti tra oggetti, cose, persone, alberi, mondi, vite.

Nori Zandomenego

FRANCESCO STEFANINI

Rural landscapes, urban landscapes, sunny forests, the triumph of nature are the prime components of the work of this mature and conscious artist. Stefanini is a painter in the purest sense of the word. There are no contaminations, no interferences, neither of material nor of technique, in his work. Everything proceeds in the most academic and orthodox sense of the expression: painting. But how does this artist paint? He paints like one who has always done it and does it as an existential need equal to drinking, eating, breathing. Many are the directions he undertook as a youth, as many are the journeys that have contributed to his formation. I have met the artist in person during a collective exhibition: The eulogy of pastel, and the encounter with his works has conquered me instantaneously and forever. So landscapes are the subjects of his paintings, not however a precise and photographic description of a foreshortening, but the light that showers and envelops everything. Confronting the theme of light in art history we can recognize how much it has been investigated and developed during the centuries, Stefanini has gone beyond because he hasn’t only studied it and introduced it as an accessory to the other elements of his work but he has painted it as if it was the only protagonist. The color of light is all the colors of the rainbow, the light dresses itself and disguises itself with the color of that which it touches, like a chameleon mimes itself and blends in, it jumps out unexpectedly or hides, waiting to be discovered. Through these canvases we discover the forest of Montello where the artist lives and works, we get to know the atmosphere of these places, its colors in the changing seasons and hours of the day, we see them at night with the moon and in full daylight with the sun at its apex or in the pouring rain, we catch its climate, the humidity, the odor, the perfume of its fruits, the noise of all the creatures that live there. The story of the life of the Ukrainian sculptor Archipenko comes to my mind, who they say sculpted the voids, the absence of matter between elements that meet each other, as the design circumscribed by the void that we obtain putting two vases next to one another, and I think that Stefanini has succeeded to do this with his painting: fill the impalpable void that there is between elements, the minimal or infinite spaces between objects, things, persons, trees, worlds, lives.

Nori Zandomenego

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